Nuovo Orione nr. 215

  Aprile 2010


In edicola dal 25 Marzo
Orion Star Shoot Pro V2.0
Riccardo Renzi

Mi sembra affare di ieri l’acquisto della mia prima camera CCD... Invece, sono passati ben 16 lunghissimi anni, e quanti cambiamenti da allora! Eravamo davvero in pochi, a quel tempo, a utilizzare le camere CCD. Agli Star Party finivamo per monopolizzare l’attenzione dei presenti: dietro ai pochi monitor fastidiosamente luminosi (quante maledizioni ci saremo presi da visualisti e fotografichimici?) si formavano puntualmente dei capannelli, e altrettanto puntuali erano gli “oooh” di stupore e ammirazione, ogni volta che una nuova immagine appariva sugli schermi. Bei tempi... Le camere CCD di allora avevano (e hanno tuttora) il pregio di essere molto sensibili, molto più di qualsiasi pellicola, ma il difetto di avere dei chip di ripresa piccoli, con una risoluzione (intesa come numero di pixel) molto bassa. Quindi, immagini profonde, ma contraddistinte da una qualità estetica non sempre ottimale, specie per le immagini a grande campo: la pellicola, per certe riprese, era ancora superiore ai CCD, e lo sarebbe stata fino all’avvento di sensori dotati di una superficie e risoluzione tali da consentire di ottenere immagini di qualità, appunto, “fotografica”. La foto chimica è tramontata, a causa della diffusione a prezzi popolari delle reflex digitali, piuttosto che per i miglioramenti delle camere CCD; infatti, con piccole modifiche le reflex digitali possono essere utilizzate con profitto nella fotografia astronomica, con risultati superiori alle migliori pellicole, dato che hanno sensori di ripresa grandi (formato APS-C, 24x18 mm circa, o full-frame, 24x36 mm) e risoluzioni più che adeguate, dai 6 megapixel in su. Intendiamoci, non è che non esistessero in commercio camere CCD dotate di chip di grandi dimensioni e risoluzione; il fatto è che tali sistemi sono sempre costati un occhio della testa, quindi al di fuori della portata della maggior parte degli astrofili.


Oculare Zoom HD Tecnosky 7,2-21,5 mm
Walter Ferreri

L’oculare di cui ci occupiamo in queste pagine è quello già presentato nella “Vetrina degli Strumenti” nel numero scorso. Mentre nel settore della fotografia l’uso di ottiche zoom è assai diffuso, in quello dell’astronomia queste ottiche, con funzione di oculare, non godono della stessa popolarità. Questo è giustificato? E - se lo è - per quali specifici motivi? Ecco, con la prova di questo oculare, oltre a fornire una nostra valutazione su questo specifico modello, abbiamo cercato anche di rispondere a queste domande. Un tocco di professionalità Iniziamo col dire che l’oculare ci è pervenuto in una scatoletta di cartone, molto ben protetto da materiale espanso e completo di tappi, sia per la parte anteriore che per quella posteriore. La rifinitura nero lucido con scritte incise gli fornisce un tocco di professionalità e di buona rifinitura. Dei valori in cui l’escursione focale spazia, sul barilotto dell’oculare sono riportati i valori di: 7,2 - 10 - 13,5 - 21,5 mm. Questo ci porta a pensare che il costruttore abbia voluto intendere che questo zoom possa sostituire ben quattro oculari a focale fissa. Dobbiamo dire che su questo aspetto siamo perfettamente d’accordo e, anzi, anche 5. Ovvero, oltre ai valori estremi, secondo noi possono essere surrogate focali fisse di 9, 12 e 15-17 mm.


La nuova sentinella del SOLE
Antonio Lo Campo

È IN ORBITA IL SATELLITE SOLAR DYNAMICS OBSERVATORY, PRIMA MISSIONE DEL PROGRAMMA NASA LIVING WITH A STAR: “VIVERE CON UNA STELLA”

È una delle missioni scientifiche più attese per il 2010, e sarà la nuova “sentinella del Sole”, ideata e progettata da un team di scienziati americani. Non a caso, sono in molti a considerare quella di SDO (Solar Dynamics Observatory, “Osservatorio per la Dinamica Solare”), come il vero successore della sonda europea SOHO, missione lanciata nel 1995 e ancora oggi operativa, anche per le similitudini dei vari obiettivi scientifici. La SDO è stata lanciata con successo lo scorso 11 febbraio alle 10.23 ora locale (le 16.23 in Italia) tramite un razzo vettore Atlas V dalla piattaforma- rampa 41 della Cape Canaveral Air Force Station in Florida. Un lancio impeccabile, che ripaga la fiducia di scienziati e responsabili della missione dopo vari ritardi; il lancio di SDO era infatti programmato per il 2009 e dopo una serie di slittamenti di data (ultime: 4 dicembre 2009 e 26 gennaio 2010, e poi ancora al 9 febbraio), ha potuto finalmente spiccare il balzo verso lo spazio. La prima missione Living with a Star I ritardi, come spesso accade per il lancio di una missione spaziale, sia di un satellite sia di un’astronave abitata, sono spesso il risultato di problemi tecnici all’apparenza banali, ma che possono risultare fatali sia per il lancio sia per quella che sarà l’operatività del satellite una volta collocato in orbita. Meglio, quindi, non fidarsi. Ecco perché nelle ultime settimane prima del lancio, gli ingegneri del centro NASA Goddard a Greenbelt (Maryland) hanno voluto preparare in dettaglio ogni aspetto su SDO, determinando tra l’altro le proprietà inerziali del veicolo spaziale, destinato allo studio dell’atmosfera del Sole. Una missione scientifica che però inizierà solo in autunno, dopo che saranno stati effettuati tutti i checkout sul satellite.


Guardando sopra le nubi: a caccia dei TLE
Diego Valeri

L’OSSERVAZIONE DEGLI ANCORA MISTERIOSI FENOMENI ELETTRICI DELL’ALTA ATMOSFERA È UN’ATTIVITÀ CHE PUÒ ESSERE CONDOTTA ANCHE CON UNA STRUMENTAZIONE ASTRONOMICA AMATORIALE.

Durante le gradevoli serate estive, può capitare di imbattersi in spettacolari temporali notturni, la cui bellezza e suggestione sono direttamente proporzionali al numero di fulmini che la cella temporalesca è in grado di generare. Le nubi temporalesche sono note come “cumulonembi a incudine” (o Cb incus). Oltre ai fulmini, che si manifestano al di sotto delle nubi, esiste tutta una classe di fenomeni elettrici poco conosciuti, che avvengono oltre il limite troposferico: si tratta dei “fenomeni luminosi transitori” o TLE (Transient Luminous Event). Fra i TLE, vi sono i red sprite, gli sprite halo, i blue jet, i gigantic jet e gli elve. Il primo a ipotizzare che scariche elettriche potessero verificarsi anche al di sopra delle nubi temporalesche è stato il fisico scozzese C.T.R. Wilson nel 1929. Però, la prima ripresa - accidentale - di questa tipologia di eventi è stata fatta solo il 6 luglio 1989, da parte di ricercatori dell’Università del Minnesota. E solo dal 1990 vi sono state le conferme ufficiali, con riprese eseguite perfino dallo Space Shuttle.


SALMOIRAGHI & VIGANÒ 2010
Walter Ferreri

DA PRODOTTO DI NICCHIA, GLI STRUMENTI PER L’ASTRONOMIA SONO DIVENTATI NEGLI ULTIMI ANNI UNA DELLE COLONNE PORTANTI DI QUESTO GRANDE GRUPPO COMMERCIALE

Nel 2006 pubblicammo un articolo firmato da Piero Bianucci, dal titolo “Da Miotti a Salmoiraghi & Viganò”, in cui si parlava della vendita di una delle maggiori aziende di materiale astronomico a un grande gruppo commerciale. È interessante verificare, a distanza di oltre tre anni, quali siano stati gli sviluppi di quella operazione e quali siano i progetti e le prospettive future di Salmoiraghi & Viganò. Per farlo, abbiamo intervistato Fabio Arancio, category manager del gruppo, che nella fase iniziale del progetto ha avuto il piacere di collaborare direttamente con l’ex amministratore delegato della Salmoiraghi & Viganò, l’ing. Riccardo Perdomi. A colloquio con Fabio Arancio Fabio Arancio ci spiega che dal 2006 vi è stata un’implementazione del sistema Miotti a ben 250 punti vendita di proprietà, ai quali vanno aggiunti una sessantina di punti in affiliazione. I problemi che sono stati risolti non hanno coinvolto solo il puro numero dei negozi o la loro dimensione, ma si sono estesi all’attività formativa del personale, dapprima con metodi tradizionali e quindi con corsi on-line a gruppi di 25 negozi. Per gli addetti alla vendita che seguivano questi corsi, era stato previsto un piccolo esame d’ingresso e un esame finale, per fornire alla clientela le più ampie garanzie di essere seguita e assistita da personale competente e cortese.


HODIERNA: il nunzio del secolo cristallino
Gianfranco Benegiamo

RICORDIAMO UN TRASCURATO PIONIERE SICILIANO DELLA SCIENZA MODERNA, A 350 ANNI DALLA SCOMPARSA

Il 6 aprile 1660 Giovanni Battista Hodierna si spegneva a Palma di Montechiaro (AG), la cittadina siciliana che aveva partecipato a fondare e nella quale aveva trascorso gli anni più fecondi della sua vita come pioniere della nascente scienza moderna. Lo studio del cielo, coltivato con passione a margine degli impegni derivanti dall’indossare l’abito talare, porterà agli importanti contributi qui rammentati per celebrare, a distanza di tre secoli e mezzo dalla scomparsa, un personaggio eclettico e ingiustamente a lungo trascurato. Nel solco di Galileo Nato a Ragusa il 13 aprile 1597 da Serafina Rizzo e Vito Dierna, un umile artigiano, il cui cognome modificò in Hodierna. Questa scelta fu forse dettata da un temperamento che lo portava a vivere con grande entusiasmo le scoperte e invenzioni del presente, per l’appunto l’odierno, nella consapevolezza di essere testimone della svolta epocale subita dal processo di produzione della conoscenza.


STELLE DOPPIE nel Leone e dintorni
Richard Jaworski

LA COSTELLAZIONE DEL LEONE È UNO SCRIGNO DI BINARIE VISUALI LUMINOSE E INTERESSANTI

A me piace osservare le stelle doppie. Provo un’attrazione maniacale per queste stelle; per me è piacevole e rilassante osservarle dal mio giardino situato nei sobborghi cittadini con il mio fedele riflettore dobsoniano da 15 cm a f/8. In questo articolo considereremo le stelle doppie del Leone e le zone limitrofe, che sono alte sull’orizzonte nelle sere da febbraio a maggio. Poiché vivo in Australia, non ho mai trovato una grande rassomiglianza con un leone accovacciato fino a quando non sono stato in visita alle Hawaii, dove lo vidi rovesciato rispetto alla mia normale visione dall’emisfero australe. Mi auguro che troviate interessante questa selezione di stelle doppie e multiple: io mi sono divertito sia a osservarle che a compilarne la lista. Cominciamo da Regolo Iniziamo con la bella stella multipla Alfa (α) Leonis, anche nota come Regolo. La stella primaria ha magnitudine 1,4 (la componente A); la secondaria, che è situata a quasi 3’ a nord-ovest, 8,2 (la componente B). È facile separarla con qualsiasi telescopio. A me la A appare di colore bianco e la B giallastra. Ma E.J. Hartung, nel suo libro Astronomical Object for Southern Telescopes, descrive il compagno come arancionerosso.


L’odissea nello spazio di APOLLO 13
Giuseppe Palumbo

NEL QUARANTESIMO ANNIVERSARIO DELLA FAMOSA MISSIONE LUNARE, RICORDIAMO LA SUA AVVENTURA ATTRAVERSO IL FILM CHE LA CELEBRÒ 25 ANNI DOPO

Esattamente 40 anni fa, dall’11 al 17 aprile 1970, si svolgeva la drammatica vicenda della missione spaziale Apollo 13, la terza missione lunare, che fu definita poi un “fallimento di grande successo”. A causa di un serio e grave guasto tecnico, oltre a non portare gli astronauti sulla Luna, la missione mise in serio pericolo la loro vita. Nel 1995, questa vicenda è stata portata nei cinema di tutto il mondo da un grande film, che porta lo stesso titolo della missione spaziale: Apollo 13 (vedi la scheda del film). La tensione del film è sempre molto alta, e il regista riesce a comunicare la terribile sensazione di paura e smarrimento che hanno provato i tre astronauti in quei giorni di terrore e solitudine nello spazio. “Houston, abbiamo un problema ” Solo due giorni dopo il lancio, l’impresa lunare si trasforma in una missione di salvataggio, con l’unico scopo di fare rientrare i tre astronauti Jim Lovell, Fred Haise e John Swigert (che ha sostituito Mattingly due giorni prima del lancio) sani e salvi sulla Terra. La frase simbolo della missione, del film e del romanzo da cui è tratto, è: Houston, we have a problem (“Houston, abbiamo un problema”).


Fotografare l’elusivo MERCURIO
Johm Boudreau

CATTURARE IL PIANETA PIÙ VICINO AL SOLE RICHIEDE PERSEVERANZA E UN PO’ DI CREATIVITÀ NELLA TECNICA DI REALIZZAZIONE DELLE IMMAGINI

Quando la maggioranza di noi pensa all’astrofotografia dei pianeti, si immagina un cielo scuro, con l’aria ferma e il pianeta da riprendere ben alto sull’orizzonte. Ma Mercurio non si allontana mai molto dal Sole, creando un’ulteriore sfida agli astrofotografiche desiderano ottenere immagini da questo pianeta esplorato solo in parte. A causa della sua vicinanza al Sole, Mercurio è il meno osservato dei cinque pianeti conosciuti fin dall’antichità. Lo si può vedere in un cielo abbastanza scuro solo per brevi periodi dopo il tramonto o prima del sorgere del Sole, quando il pianeta è in prossimità delle sue massime elongazioni. Per rendere l’osservazione più impegnativa, Mercurio è sempre basso quando si mostra in un cielo scuro, obbligandoci a osservarlo attraverso un denso strato della nostra turbolenta atmosfera, a differenza degli altri membri del Sistema Solare.


L’apparizione serale di MERCURIO
Walter Ferreri

NELLE PRIME DUE SETTIMANE DI APRILE SI HA LA POSIZIONE PIÙ FAVOREVOLE DEL 2010 PER L’OSSERVAZIONE SERALE DEL PIANETA PIÙ VICINO AL SOLE: È IL FENOMENO DEL MESE

Analogamente all’anno scorso, anche nel 2010 Mercurio fa la sua migliore apparizione serale nel mese di aprile, ma - a differenza del 2009 - questo fenomeno si verifica nelle prime due settimane e non nell’ultima. Nel 2010 si hanno sei massime elongazioni di Mercurio, ma solo in quelle dell’8 aprile e del 19 settembre Mercurio è più a nord del Sole; inoltre, in quella di settembre il piccolo pianeta si vede all’alba, prima del sorgere del Sole. Per le nostre abitudini di vita, la prima è molto più comoda da seguire. Ne consegue che questa apparizione di Mercurio si può definire, per chi osserva dall’Italia, la migliore dell’anno. Quest’anno la massima elongazione est di aprile si ha esattamente il giorno 8, alle 23 h di Tempo Universale (alle 24 h di Tempo Solare) o il giorno 9 alla 1 h di Tempo Legale Estivo. Questo significa che la sera in cui lo si può vedere più discosto dal Sole è quella di giovedì 8. In questa circostanza, Mercurio viene a trovarsi nella costellazione dell’Ariete, a 19° dal Sole e molto vicino a Venere. La declinazione di quasi +17° pone Mercurio, per chi si trova nell’emisfero boreale, in posizione favorevole rispetto al Sole (+7°,5).

 









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