Nuovo Orione nr. 230

  Luglio 2011


In edicola dal 30 Giugno
Telescopio RC6 Metal
Walter Ferreri

Da un po’ di anni a questa parte, anche le maggiori ditte di telescopi specializzate nel campo amatoriale hanno iniziato a dedicare più attenzione alla configurazione ottica che va sotto il nome di Ritchey-Chrétien (RC), da tempo molto apprezzata dai professionisti. Ricordiamo che questa soluzione ottica è di tipo Cassegrain, cioè è una soluzione a due specchi senza elementi a rifrazione e che è di questo tipo l’ottica del telescopio spaziale Hubble. Nuovi RC a prezzi contenuti Nel telescopio RC, a differenza che nel sistema Cassegrain classico, lo specchio primario non è parabolico, ma iperbolico; il secondario è invece iperbolico in entrambi. Le forme degli specchi nel RC sono calcolate per eliminare il coma. Questo sistema soffre solo di astigmatismo e, naturalmente, di curvatura di campo (come la maggior parte dei sistemi Cassegrain), producendo di conseguenza un campo di buona definizione relativamente ampio. Purtroppo, un RC è più difficile da fabbricare rispetto ad altre soluzioni ottiche, perché le forme dei due specchi sono più asferiche rispetto a quelle di un Cassegrain classico. Questo spiega perché tale soluzione viene presa raramente in considerazione dagli astrofili costruttori. Ora però, fortunatamente le lavorazioni industriali riescono a produrre le configurazioni RC a prezzi contenuti, sostenibili per qualsiasi appassionato di astronomia.


Rifrattore William Optics Megrez 72ED DDG
Federico Manzini

Megrez è un nome che ha fatto sognare molti di noi: è stato dato a una serie di rifrattori apocromatici di ottima qualità dai proprietari della William Optics. Con il nome che ricorda quello di una stella, questo interessante rifrattore APO è dotato di un doppietto ED da 72 mm di diametro, che - grazie al rapporto focale f/6 - può essere usato per molti scopi, da quelli astronomici a quelli naturalistici. Il veloce rapporto focale lo rende perfetto anche per l’astrofotografia “da viaggio”, come strumento da mettere in parallelo a telescopi più grandi o come cannocchiale ad uso terrestre. Nulla è lasciato al caso Meccanica e finitura sono ottimi e il focheggiatore DDG Digital Display Gauge a doppia velocità, consente di leggere la posizione assoluta del tubo focheggiatore; le ottiche sono trattate ad alta trasmissività, e di corredo una borsa morbida per il trasporto. William Optics garantisce che l’obiettivo è costruito in vetro ED (vetro giapponese Ohara, FPL51) e che ogni lente è Fully Multi-Coated, con un trattamento speciale a elevatissima trasmissività su tutte le superfici (STM Coating). La cella per questo doppietto spaziato in aria è lavorata al CNC, per ottenere una più elevata precisione.


Celestron Astromaster Accessory kit
Walter Ferreri

Siamo lieti di presentare un nuovo dono che viene offerto ai lettori che sottoscrivono un abbonamento biennale a Nuovo Orione.

Come indica il nome, il Celestron Astromaster Accessory kit è un gruppo di utili accessori per astronomia della Celestron. Il kit è contenuto in un pratico e compatto cofanetto (16 cm di lato, per uno spessore di 5 cm), realizzato con un robusto materiale plastico e di facile trasporto. Il kit comprende due oculari, una lente di Barlow 2x con attacco filettato per corpi reflex, tre filtri e un panno per la pulizia; il tutto contenuto in materiale spugnoso espanso, per protezione contro gli urti. La Barlow: due accessori in uno Di questa serie di accessori, quello che ci ha sorpreso più favorevolmente è stata la lente di Barlow 2x, che dalla parte dell’oculare non ha solo il semplice attacco da 31,8 mm, ma, esternamente, anche una filettatura per anelli a “T”, ovvero un raccordo per fotocamere reflex.


Luciano Dal Sasso, dalla meccanica all’astronomia di precisione
Plinio Camaiti

Il titolare di Avalon Instruments ci presenta Linear, una nuova montatura caratterizzata da soluzioni tecniche esclusive e innovative

Avalon Instruments è un marchio della Dal Sasso Srl e nasce come ramo d’azienda dedicato alla realizzazione di articoli innovativi e di alta qualità per il settore dell’astronomia amatoriale. La ditta Dal Sasso Srl opera da oltre 30 anni ad Aprilia (LT), ha un organico di oltre 60 persone e dispone di attrezzature con tecnologia d’avanguardia (CAD-CAM, macchine CNC), che la rendono un punto di riferimento a livello nazionale nel suo settore. Avalon Instruments nasce dalla passione per l’astronomia di Luciano Dal Sasso, socio fondatore della Dal Sasso Srl, che da oltre 15 anni dedica gran parte del suo tempo libero alla fotografia astronomica e all’osservazione binoculare. L’intervista a Luciano Dal Sasso prende spunto dalla recente presentazione di una montatura equatoriale molto particolare, chiamata Linear, che è caratterizzata da soluzioni tecniche esclusive e innovative.


La radioastronomia amatoriale in Italia
Salvatore Pluchino

Una visione panoramica su una realtà complessa, ricca di gruppi organizzati, attività, collaborazioni internazionali

Con riferimento all’articolo sulla radioastronomia solare pubblicato nelle pagine precedenti, che cita solo le attività americane in questo settore, è opportuno fare anche il punto della situazione nel nostro Paese. La nascita della radioastronomia italiana In Italia forse tutto cominciò in una notte d’estate del 1960, quando tre giovani amici videro la “prima luce” del loro radiotelescopio che avevano costruito con tanta pazienza, speranze e arrabbiature. L’avevano costruito quasi tutto da soli, Marcello Ceccarelli, Alessandro Braccesi e Gianfranco Sinigaglia. Ceccarelli, alla cui memoria è intitolato il Centro Visite dei Radiotelescopi di Medicina (BO), è stato l’appassionato iniziatore della Radioastronomia Italiana. A loro tre e a Goliardo Tomassetti si deve la realizzazione del grande radiotelescopio “Croce del Nord” sito a Medicina.


Osserviamo Plutone!
Walter Ferreri

In questo mese si verificano le condizioni migliori per osservare il famoso pianeta nano

Plutone, anche se declassato dal novero dei pianeti, rimane un obiettivo interessante da raggiungere per molti appassionati di astronomia. È quindi il caso di approfittare dell’opposizione in corso, che ci offre la migliore visibilità di Plutone, non solo per il 2011, ma anche per molti, molti anni a venire, a causa del progressivo allontanamento di questo corpo celeste, che percorre un’orbita dalla ellitticità pronunciata. Una lunga ed estenuante ricerca Ricordiamo che Plutone venne scoperto nel 1930 dopo una lunga ed estenuante ricerca. Il primo a intraprendere la ricerca di un pianeta al di là di Nettuno fu D.P. Todd, dell’Osservatorio Navale di Washington, che aveva a disposizione uno dei più grandi telescopi dell’epoca: un rifrattore da 66 cm. Allora (intorno al 1880) la tecnica fotografica era rudimentale e in tale tipo di ricerca non era competitiva con l’osservazione diretta; per questo Todd operò visualmente. Todd impostò la ricerca partendo da ipotesi molto ottimistiche: che l’astro incognito avesse un diametro un po’ maggiore di quello di Nettuno, che l’inclinazione della sua orbita non lo portasse oltre 1° a nord o a sud dell’eclittica e che fosse a 52 UA dal Sole. Inoltre, che all’epoca della ricerca fosse situato in un punto dell’eclittica compreso fra le longitudini 146° e 186°.


Ascoltare il Sole: la radioastronomia solare
J. Kelly Smith, David L. Smith e William L. Joyner

È relativamente facile ricevere le emissioni solari a frequenze radio. Vediamo che cosa può realizzare anche un amatore

La radioastronomia solare ha quasi 70 anni e, come tante cose di importanza scientifica, è stata scoperta abbastanza accidentalmente. I radar “accecati” dal Sole Durante la Seconda Guerra Mondiale, i britannici contavano molto sul radar per controllare l’attività nemica. Ma il 12 febbraio 1942 due navi da guerra tedesche, la Scharnhorst e la Gneisenau, riuscirono a passare inosservate attraverso la Manica, perché il radar inglese di sorveglianza era stato “accecato” da un forte disturbo che sembrava provenire dal litorale francese. L’ufficio britannico di guerra sapeva che i tedeschi stavano sviluppando sistemi antiradar e chiesero al gruppo di ricerca operativa dell’esercito (Army Operational Research Group), di cui faceva parte il giovane fisico civile Stanley Hey, di analizzare il problema e di suggerire le contromisure. Hey installò una stazione di controllo sulle coste di Dover per fornire rapporti di un qualche blocco radar al gruppo di ricerca. Il 27 e il 28 febbraio Hey segnalò che il radar antiaereo diurno era stato accecato da un disturbo insolitamente forte proveniente da est, suscitando il sospetto che i tedeschi stessero progettando un importante raid aereo. Riconoscendo che la massima interferenza proveniva dalla direzione del Sole, Hey chiamò l’osservatorio reale di Greenwich e apprese che una macchia solare particolarmente attiva era in transito sul disco solare. Malgrado lo scetticismo da parte dei colleghi, Hey ipotizzò correttamente che il blocco radar non fosse di origine artificiale, ma piuttosto derivasse dal nostro Sole.









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