Nuovo Orione nr. 243

  Agosto 2012


In edicola dal 26 Luglio
La battaglia contro la grana fotografica
Ruben Kier

L’adozione di semplici tecniche può migliorare la qualità delle vostre immagini astronomiche

Le fotografie diurne riprese con una fotocamera digitale sembrano regolari e ricche, con colori vividi. Perché le immagini celesti realizzate con la stessa fotocamera sembrano popolate da un intenso “rumore di fondo”? La risposta è piuttosto semplice: le galassie, le nebulose e gli ammassi stellari sono estremamente deboli e quindi richiedono esposizioni lunghe per rivelarli come gli oggetti variopinti che si vedono abbellire le pagine di questa rivista. Ma ogni esposizione di lunga posa mostra fastidiosi puntini e macchie di rumore che abbassano la qualità dell’immagine. Fortunatamente, gli astrofotografi dispongono di numerose tecniche per sopprimere questo rumore. Innanzitutto, bisogna però comprendere che cosa sia il “rumore”. Molto di ciò che comunemente viene classificato come rumore è in realtà un segnale utile!


Telescopio Bresser 70/700 NG
Walter Ferreri

Tra le nuove proposte di dono per gli abbonamenti biennali a Nuovo Orione (vedi a pag. 31), da questo mese c’è questo interessante telescopio della Bresser, distribuito in Italia da Skypoint. Abbiamo dunque voluto sottoporre a una prova tecnica lo strumento, per verificare le sue qualità e il suo target. Il telescopio è contenuto in un imballo pesante complessivamente 7 kg. Alla sua apertura, ne emerge un secondo, con immagini che indicano i destinatari ai quali la Bresser propone questo strumento. Infatti, sulla confezione appaiono due adulti e un ragazzino nell’atto di guardare attraverso l’oculare mentre mette a fuoco. Un’altra immagine mostra un ragazzo mentre contempla il tubo ottico dello strumento. Aperta questa confezione regalo, ci imbattiamo dapprima in una busta contenente un piccolo planisfero (da 14 cm di diametro), un CD del software Stellarium, la garanzia e il libretto di istruzioni in sette lingue, tra le quali l’italiano.


Una Blue Moon ad agosto
Walter Ferreri

In questo mese si verificano due Lune Piene, ma la seconda non sarà “blu”…

La Blue Moon (“Luna Blu”) è conosciuta in tutto il mondo grazie a diverse canzoni americane – come questa famosissima di Frank Sinatra – che utilizzano l’appellativo di “Luna Blu” per indicare tristezza o solitudine (per chi vuole ascoltarla, è disponibile su Youtube). In realtà, la Blue Moon non si riferisce a uno stato d’animo indotto dalla Luna o a una colorazione del nostro satellite naturale, ma semplicemente alla seconda Luna Piena che si presenta nel corso di uno stesso mese. Il tempo intercorso perché la Luna ci si presenti sotto la stessa fase è di 29,5 giorni, mentre la lunghezza di un mese del nostro calendario è in media di 30,5 giorni. Il divario di un giorno fa sì che – in media – a ogni mese successivo la Luna si ripresenti sotto la stessa fase con un giorno in anticipo.


Marco Cosmacini: passione ed esperienza al servizio degli astrofili
Massimiliano Razzano

Scopriamo insieme uno dei maggiori rivenditori di astronomia in Italia. Con uno sguardo al futuro e alle prospettive europee

Come scegliere il primo telescopio? Meglio un rifrattore o un riflettore? Per osservare il cielo profondo, quale filtro è meglio acquistare? Per rispondere a queste domande, serve un astrofilo. Nei negozi, infatti, non sempre possiamo trovare un esperto di strumenti astronomici. A meno di non rivolgersi a un rivenditore specializzato come Skypoint Srl, che gli astrofili di tutta Italia conoscono molto bene. Nella sede principale di Campoformido, in provincia di Udine, gli appassionati possono trovare ben 110 metri quadrati di spazio espositivo, con telescopi e accessori delle principali marche. Nata nel 1999, Skypoint Srl si è affermata negli anni, grazie a una combinazione vincente di esperienza, professionalità e grande passione per l’astronomia. Nella vendita di telescopi e di planetari didattici, questa azienda friulana è oggi un punto di riferimento non solo in Italia, ma in tutta Europa. Ma come è nata l’avventura di Skypoint? Ce lo racconta Marco Cosmacini, direttore commerciale e fondatore, insieme alla moglie Marzia Muradore, di Skypoint Srl.


Il ponte lunare di O’Neill
Walter Ferreri

Nei primi Anni 50 del secolo scorso, fece molto rumore l’annuncio della scoperta di un grande “ponte” sulla Luna. Vediamo che cosa ne è rimasto…

Prima dell’era spaziale, quando la mancanza di informazioni approfondite dava adito a idee fantasiose, l’osservazione della Luna era di notevole richiamo tra gli appassionati di astronomia. Esisteva anche una teoria secondo la quale nell’altro emisfero (sconosciuto prima del 1959) vi sarebbe stata una certa concavità, nella quale esisteva un’atmosfera residua che consentiva la vita! Stranezze lunari Anche senza arrivare a queste idee estreme, era diffusa fra gli osservatori l’opinione che sulla Luna avessero luogo fenomeni strani o comunque di origine non chiarita. Araldi di queste credenze erano stati astronomi noti, ma con una certa dose di fantasia, come Johann H. Schroeter alla fine del XVIII secolo o William H. Pickering nel XX. Per esempio, il primo dichiarò che mentre osservava il cratere Cleomede (poco a nord del Mare Crisium) per la prima volta tutto ciò che gli riuscì di scorgere all’interno fu una montagna; successivamente, vide in questa zona qualcosa di simile a un vortice e, all’improvviso, un cratere completamente formato.


Andare su Marte con… i piedi per terra
Antonio Lo Campo

A colloquio con Diego Urbina, uno dei protagonisti dell’esperimento Mars 500, il primo viaggio (simulato) di un equipaggio umano sul Pianeta Rosso

L’uomo non è ancora andato su Marte, ma dopo Mars 500 sappiamo qualcosa di più sui problemi e i rischi di questo lungo viaggio, e possiamo affrontare la sua progettazione con maggiore sicurezza. L’esperimento Mars 500, condotto dall’ESA (Agenzia Spaziale Europea) assieme all’Istituto per Problemi Biomedici di Mosca (IBMP), si è svolto nel Centro IBMP a Mosca, in Russia, ed è durato ben 520 giorni, dal 3 giugno 2010 al 4 novembre 2011. Un equipaggio internazionale – composto dall’italo-colombiano Diego Urbina, più un francese, tre russi e un cinese – è stato rinchiuso in cinque moduli cilindrici (quattro per l’astronave principale più uno che simulava l’ambiente marziano per lo “sbarco”), installati presso il centro di ricerca russo. Qui gli “astronauti” sono rimasti in isolamento, come in un vero viaggio spaziale, per circa un anno e mezzo, ovvero il tempo minimo che sarebbe necessario, secondo i progettisti spaziali, per compiere una vera missione umana su Marte.


Riusciranno gli alieni a trovare la Terra?
Joseph Lazio

Pretendiamo sempre di essere noi a cercare le intelligenze extraterrestri, ma potremmo ribaltare il problema e provare ad aiutare ET a cercarci…

Nel giorno di San Valentino del 1990, prima di chiudere per sempre i suoi occhi robotici, la sonda Voyager 1 li ha girati indietro verso il suo pianeta di origine. Anche se in precedenza avevamo già visto la Terra dallo spazio, principalmente con le missioni lunari Apollo, l’immagine della Voyager 1 ha per la prima volta mostrato come un osservatore distante potrebbe vedere la Terra: un pallido puntino blu, praticamente sperduto nell’oscurità nera dell’oceano cosmico. La Voyager 1 sapeva dove osservare. Ma un’altra civiltà, che magari sta cercando segni di vita in giro per l’Universo, riuscirebbe a trovare la Terra? E nel caso che la trovasse, potrebbe solo scoprire il pianeta, oppure anche dedurre la presenza dell’umanità?









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