Nuovo Orione nr. 247

  Dicembre 2012


In edicola dal 29 Novembre
La camera digitale Celestron NexImage
Federico Manzini

Quando ho letto che alcuni costruttori avevano ideato una camera per riprese planetarie con sensore gigante, addirittura da 5 Mpx, e pixel quadrati da 2,2 micron di lato, ho subito drizzato le orecchie. Tutti coloro che avevano passato le loro serate a riprendere i pianeti e la Luna con strumentazioni a cui erano stati costretti ad aggiungere lenti di Barlow o tiraggi per aumentarne la lunghezza focale, avrebbero avuto vita più facile con un sensore del genere: pixel da 2,2 micron di lato! Uno strumento con focale di 1 metro a cui venisse applicata questa camera risolverà 0,45” al pixel e uno da 2 metri (penso al classico C8 o a un Meade SCT), permetterebbe la bellezza di una risoluzione nominale di 0,23” al pixel! A questo punto bisogna solo fare i conti con il seeing e la turbolenza della nostra atmosfera. Anche gli ingegneri della Celestron avranno pensato a questa possibilità, quando hanno deciso di avviare la produzione della NexImage 5, da loro stessi dichiarata Solar System Imaging Camera, ovvero camera digitale per riprese del Sistema Solare.


DSLR Canon 60Da: una sorpresa per gli astrofili
Alan Dyer

Canon ha prodotto una versione della sua fotocamera 60D, progettata specificamente per l’astrofotografia. Vediamo come funziona.

Anche i siti Internet di pettegolezzi erano rimasti silenziosi su questa attesa presentazione. E così Canon ha stupito tutti con l’uscita della 60Da, una versione della sua popolare fotocamera 60D progettata specificamente per la fotografia astronomica. La 60Da segue la tradizione aperta dalla Canon 20Da, una versione astronomica della 20D che poteva riprendere eccellenti immagini a lunga posa del cielo notturno. La 20Da ha debuttato nel 2005, ma la sua produzione è stata presto interrotta e non era ancora stata sostituita. La 60Da è rivolta al mercato astronomico. Con diversi anni di miglioramento delle DSLR alle spalle, si pone ben oltre la “vecchia” 20Da. La 60Da ha un sensore da 18 megapixel (invece degli 8 megapixel della 20Da), fornendo così una risoluzione molto più alta. Dispone di un grande schermo LCD articolato e offre una grande varietà di modalità video, di cui una ideale per ripresa di pianeti: le DSLR hanno percorso molta strada dal 2005!


Telescopio Celestron LCM80
Walter Ferreri

Il grande successo dei computer e dei cellulari smartphone (si può dire che praticamente oggi in Italia non ci sia famiglia che non ne possegga uno) non è dovuto soltanto a una moda o a un desiderio di esibizione ma a una reale comodità che il loro uso comporta. Questo uso si è esteso anche ai telescopi; un telescopio computerizzato punta prima e meglio un astro invisibile a occhio nudo: non c’è star-hopping che tenga. Lo slogan di una celebre ditta di telescopi computerizzati era: utilizzate il vostro tempo per osservare, non per cercare. Come darle torto? Mentre, inizialmente, la computerizzazione incideva parecchio sul prezzo globale di un telescopio, ora essa ha costi così contenuti da poter essere inserita anche in strumenti di prima fascia, cioè nei cosiddetti entrylevel. E questo è il caso dello strumento che la Auriga di Milano ci ha fatto pervenire: un rifrattore acromatico da 80 mm computerizzato.


Come ripulire lo spazio con CleanSpace One
Antonio Lo Campo

Un progetto svizzero sta sviluppando un satellite che andrà a caccia dei “rottami orbitanti”, per rendere più sicure le rotte spaziali

Attorno alla Terra vaga una moltitudine di satelliti e stadi di razzi vettori abbandonati che percorrono traiettorie a diverse quote in orbita bassa (quella che va dai 250 ai 2000 km di altezza). Questi oggetti, che comprendono anche frammenti di varie dimensioni, rappresentano un potenziale pericolo per le missioni in corso, non solo di satelliti operativi, ma anche (e soprattutto) per le missioni con equipaggio come la Stazione Spaziale Internazionale (ISS). Da tempo si parla di come tentare di risolvere il problema degli space debris (“detriti spaziali”) e le maggiori agenzie spaziali hanno preso in seria considerazione il problema. Già da alcuni anni molti satelliti e moduli spaziali, alla fine della loro vita operativa, vengono spediti direttamente verso la coltre atmosferica per un rientro distruttivo, evitando così una permanenza in orbita che può durare anche decenni. Ma questo non basta: è necessario eliminare quanto è già presente da tempo, e un’idea molto interessante, a questo proposito, arriva dalla Svizzera.


Giove: un’opposizione “alta”
Walter Ferreri

Con un ritardo di circa un mese rispetto all’anno scorso, il pianeta gigante si ripresenta nelle migliori condizioni di osservazione.

Il 3 dicembre, alle ore 3 di Tempo Medio Europa Centrale, cioè della cosiddetta “ora solare”, Giove viene a trovarsi in opposizione al Sole, presentandosi quindi nelle migliori condizioni di visibilità. Tale opposizione si verifica con il pianeta gigante proiettato nella costellazione del Toro, tra la stella doppia Tau e Aldebaran, in AR 4h40m e Dec. +21°20’. Quest’ultimo valore ci dice che il pianeta si potrà osservare ad altezze considerevoli, oltre i 65° anche per l’Italia Settentrionale. Si tratta, quindi, di una presentazione oltremodo favorevole per la sua osservazione. La distanza di 609 milioni di km lo fa apparire come un disco da 48,45” di diametro equatoriale e 45,32” di diametro polare. Con un diametro medio di 46,9” sono sufficienti 40 ingrandimenti per vederlo ampio come la Luna a occhio nudo.


Fotografiamo la Stazione Spaziale Internazionale
Thierry Legault

Chiunque abbia una fotocamera digitale ha la possibilità di riprendere la nostra “casa celeste” in orbita intorno alla Terra

Delle centinaia di satelliti che passano sopra la nostra testa ogni sera, nessuno è grande come la Stazione Spaziale Internazionale (ISS), e pochi rivaleggiano con lei per visibilità. Questo avamposto umano permanente vola a 385 km sopra le nostre teste ed è così grande da stimolare anche chi ha modeste attrezzature astrofotografiche a cercare di catturarne i dettagli. Ci sono diversi modi per riprendere la ISS, ognuno dei quali presenta differenti difficoltà e risultati. La nostra casa celeste La costruzione orbitale della ISS è iniziata nel 1998 ed è lentamente continuata per 13 anni, fino a quando i pezzi finali sono stati consegnati a metà del 2011. Pesante quasi 500 tonnellate, la Stazione si estende fin quasi alle dimensioni di un campo di calcio. Larghi pannelli solari compongono la maggior parte della sua struttura visibile, insieme ai grandi radiatori bianchi che formano le sue parti più riflettenti. Fino al mese di luglio del 2011, lo Space Shuttle della NASA ha traghettato la maggior parte degli equipaggi e dei rifornimenti verso la ISS, ma questa incombenza è ora eseguita solo dalle navicelle russe, oltre alle “navi da carico” europee e giapponesi senza equipaggio. Normalmente, è un equipaggio di sei astronauti a occupare i 1300 metri quadrati di spazio vitale disponibile sulla ISS.


AstroBin: il sito per condividere le foto astronomiche
Luigi Fontana e Salvatore Iovene

“Non hai ancora un account su AstroBin? Inconcepibile!”

Si dice che le idee geniali siano le più semplici. Nel caso di AstroBin (www.astrobin.com), il sito per l’archiviazione delle fotografie astronomiche che descriveremo in queste pagine, questo antico adagio è sicuramente vero. Creato da Salvatore Iovene, un astrofilo italiano che vive e lavora in Finlandia e che di professione fa l’informatico, AstroBin è nato per offrire a tutti gli astrofotografi uno spazio Internet, illimitato e gratuito, per archiviare i propri lavori in maniera sicura, pubblica o privata, fornendo anche una serie di funzioni di catalogazione, ricerca e riduzione astrometrica che nessun altro sito offre. Tutte queste caratteristiche aumentano in maniera straordinaria il valore delle immagini stesse, per tutti gli utenti del sito. Usare AstroBin diviene un potente ausilio per chi ha interesse nella fotografia astronomica. Basta navigarci pochi minuti per rendersene conto. Vediamo perché.









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