Sky News a cura di Tiziano Magni

  • 18/03/2019 - Un superbolide sopra il Mare di Bering

    Un superbolide sopra il Mare di Bering

    Un superbolide sopra il Mare di Bering

    “Non se, ma quando” si ripete spesso parlando di collisioni asteroidali con il nostro pianeta. Se eventi di una certa potenza e gravità sono fortunatamente assai rari, piuttosto frequenti sono invece i superbolidi che, occasionalmente, possono esplodere in atmosfera anche con potenza non trascurabile. L’ultimo di tali eventi è avvenuto lo scorso 18 dicembre 2018, sopra il Mare di Bering, al largo della penisola russa Kamchatka, generando un’esplosione di 173 kiloton, pari a circa dieci volte la bomba atomica di Hiroshima, tanto da farne il secondo evento più energetico in questo secolo, dopo quello di Chelyabinsk in Russia nel 2013.

     L’esplosione è avvenuta verso il mezzogiorno locale quando un meteoroide, di una decina di metri, è entrato in atmosfera con pendenza di appena 7° alla velocità di 32 km/s, esplodendo a 25,6 km di quota. L’esplosione è stata rilevata dai satelliti militari statunitensi che ne hanno comunicato l’osservazione alla NASA. La notizia è stata resa pubblica da Kelly Fast nel corso della 50ma Lunar and Planetary Science Conference svoltasi a Houston, in Texas.

    L’ultimo episodio, essendo avvenuto in mare, non ha prodotto alcuna conseguenza, ma riporta nuovamente all’attenzione pubblica l’impossibilità di scoprire oggetti potenzialmente pericolosi, non rivelabili con adeguato anticipo rispetto al momento dell’impatto, in modo da poter allertare prontamente l’eventuale popolazione residente nella regione. Fortunatamente, la gran parte della superficie terrestre è occupata dagli oceani e l’umanità vive in prevalenza concentrata in poche zone circoscritte, quindi anche eventi energetici, come quello del 18 dicembre scorso, non producono effetti concreti e passano in genere inosservati. L'ultimo evento sul Mare di Bering, comunque, dimostra come sia importante intensificare e migliorare il monitoraggio degli oggetti più piccoli sotto i 100 metri mediante una rete di sorveglianza demandata a telescopi terrestri e spaziali, come quello infrarosso in fase di sviluppo, denominato NeoCam, che sarà posto in un punto di equilibrio gravitazionale, per identificare e caratterizzare almeno il 90% degli asteroidi potenzialmente pericolosi più grandi di 140 metri.

     In Figura, mappa dei superbolidi tra il 15 aprile 1988 e il 15 marzo 2019 in cui è riportato l’evento del 18 dicembre 2018 [CNEOS/NASA].

    Giuseppe Donatiello

     

     

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