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Astro news a cura di Piero Bianucci - 04/02/2012 17.29.00
Il “giorno” di Venere si è allungato di 6 minuti in vent’anni

 

Il pianeta Venere rallenta il moto di rotazione intorno al suo asse, già lentissimo. Negli ultimi vent’anni il “giorno” venusiano si è allungato di 6 minuti e mezzo. Lo annuncia il gruppo di ricercatori guidato da Nils Mueller del DLR Institute of  Planetary Science sul numero di febbraio della rivista “Icarus”, interamente dedicato agli ultimi studi sul pianeta più simile alla Terra per massa e dimensioni. I dati messi a confronto sono quelli della sonda della Nasa “Magellan” raccolti nel 1990 e quelli della navicella dell’ESA “Venus Express”, in attività dal 2006. Con lo strumento Virtis messo a punto dall’Asi e dall’Inaf, sono state individuate le stesse strutture geologiche già esaminate da “Magellan” e si è notato un spostamento di 20 chilometri rispetto al punto in cui ci si aspettava di trovarle, fatto evidentemente dovuto a un rallentamento della rotazione del pianeta (foto). L’ipotesi è che ciò avvenga a causa dell’attrito della densa atmosfera di Venere con la superficie solida del pianeta. L’atmosfera venusiana, infatti, compie una rotazione completa in quattro giorni. Per un complesso fenomeno di meccanica celeste, la rotazione di Venere avviene in 243 giorni: cioè un tempo più lungo dell’anno venusiano, il cui periodo orbitale è di 224,7 giorni. L’atmosfera venusiana, 90 volte più densa della nostra, si sposta a 400 chilometri l’ora, mentre la superficie all’equatore ruota di appena 1,8 metri al secondo (contro 463 metri per la Terra). Sito della rivista “Icarus”: http://www.sciencedirect.com/science/journal/00191035/217/2
Astro news a cura di Piero Bianucci - 02/02/2012 9.44.00
Attvità solare in cielo (falso allarme?) e in terra

 

Una eruzione solare avvenuta il 23 gennaio 2012 ha generato tre giorni dopo intense aurore polari sulla Terra riaprendo l'allarme - lanciato dalla Nasa - per eventuali danni che l'attività della nostra stella potrebbe arrecare ai satelliti in orbita geostazionaria e anche a dispositivi terrestri come gli impianti di distribuzione elettrica e i sistemi di telecomunicazioni. Premesso che i fenomeni solari non sono ad oggi prevedibili, sulla base dei dati tendenziali questo ventiquattresimo ciclo dell'attività solare dovrebbe raggiungere la punta più alta a partire dal febbraio 2013 ma non  ci si aspetta un massimo particolarmente elevato. Anzi, secondo le proiezioni più recenti, il prossimo massimo solare sarà probabilmente il meno intenso degli ultimi ottant'anni. Il che non esclude, naturalmente, singoli episodi di attività violenta. Su un altro versante, quello del tentativo di riprodurre in laboratorio le condizioni che permettono la fusione termonucleare nell'interno del Sole allo scopo di sviluppare reattori che producano energia elettrica da fusione, c'è da registrare un risultato interessante ottenuto in California allo Slac-National Accelerator Laboratory di Stanford: bombardando una sottile lamina di alluminio con impulsi laser brevissimi ma di altissima potenza, per un milionesimo di miliardesimo di secondo, il gruppo guidato da Sam Vinko (Oxford University) è riuscito a riscaldare una minima parte della lamina fino a 2 milioni di Kelvin. Nella foto in luce H-alpha, un brillamento solare ripreso dalla sonda europea SOHO Filmato Nasa della tempesta del 23 gennaio: http://svs.gsfc.nasa.gov/vis/a010000/a010800/a010899/SOHO_H264_640x360_29.97_iPhone.m4v
Astro news a cura di Piero Bianucci - 31/01/2012 9.10.00
Ascoltare i neutrini? Si potrà con un nuovo rivelatore

 

E’ già difficilissimo “vedere” i neutrini quando, rarissimamente, interagiscono con la materia ordinaria. Figuriamoci “ascoltarli”. Eppure è questa la nuova tecnica di rivelazione che si sta mettendo a punto all’Università di Milano Bicocca. In questo caso i rivelatori saranno costruiti con film sottili superconduttivi molto sensibili alle bassissime temperature, configurati in modo che funzionino come micro-risonatori a microonde. Si otterranno così minuscole “canne di organo” di nitruri e carburi metallici in grado di segnalare alterazioni del “suono” caratteristico prodotto dal passaggio dei neutrini, misurandone l’energia con la precisione di una parte su mille. Potenziali applicazioni sono nella ricerca sulla radiazione fossile dell’universo, nell’astronomia millimetrica, nell’analisi dei materiali e in strumenti di diagnosi bio-medica. Il progetto “Sviluppo di rivelatori a micro risonatore per la fisica del neutrino” durerà tre anni e ha un costo complessivo di 571 mila euro. La Fondazione Cariplo ha contribuito con un finanziamento di quasi 400 mila euro. Tra i collaboratori di prestigio c’è Peter K. Day del Jet Propulsion Laboratory (California).

Astro news a cura di Piero Bianucci - 30/01/2012 9.16.00
La Luna fu “magnetica” fino a 3,7 miliardi di anni fa

 

A più di quarant’anni dal loro arrivo sulla Terra, le rocce lunari raccolte da Armstrong e Aldrin durante il primo sbarco sulla Luna continuano a sorprenderci. Su un pezzo di basalto che fa parte dei 23 chilogrammi di campioni dell’Apollo 11 (foto), un gruppo di ricerca guidato da Erin Shea del Dipartimento di scienze planetarie del MIT ha trovato le prove che il campo magnetico della Luna si mantenne ad un notevole livello di intensità per 500 milioni di anni in più rispetto a quanto finora si potesse supporre. L’articolo è pubblicato sul numero di “Science” del 27 gennaio. Come nel caso degli altri corpi del Sistema Solare, il campo magnetico della Luna aveva origine nell’effetto dinamo generato dalla rotazione di grandi quantità di magma metallico nella regione centrale del nostro satellite. Si pensava che il magma si fosse rappreso 4,2 miliardi di anni fa, smagnetizzando la Luna. La roccia dell’Apollo 11 indica invece che 3,7 miliardi di anni fa il campo magnetico era ancora sufficientemente intenso per orientare i composti di ferro contenuti nel nocciolo lunare.

Astro news a cura di Piero Bianucci - 26/01/2012 18.56.00
Morto Franco Pacini, pioniere delle stelle di neutroni

 

Si è spento Franco Pacini (foto), pioniere nello studio delle stelle di neutroni (pulsar), per molti anni direttore dell’Osservatorio di Arcetri (1978-2001), astrofisico di fama mondiale. Era nato a Firenze il 10 maggio 1939. Ultimamente soffriva per la Malattia di Parkinson. Il lavoro che lo ha reso famoso risale al 1967, quando interpretò le pulsar da poco scoperte come stelle di neutroni dotate di campo magnetico e in rapidissima rotazione. Le pulsar erano state notate per la prima volta da Jocelyn Bell mentre preparava la sua tesi di dottorato a Cambridge. La Bell le segnalò al direttore del radiotelescopio, Anthony Hewish, poi premiato con il Nobel. Tra gli studi di Pacini spiccano anche quelli sulle quasar, galassie giovani che hanno nel loro nucleo un buco nero attivo. Fu promotore di importanti strumenti, da quelli dell’Osservatorio australe europeo al Large Binocular Telescope, realizzato in Arizona (due specchi da 8,4 metri che funzionano anche da interferometro). Presidente dell’Unione Astronomica Internazionale dal 2000 al 2003, si fece promotore dell’Anno Internazionale dell’Astronomia, proclamato dall’Unesco per il 2009, a quattro secoli dalle storiche osservazioni di Galileo.

Di lui ha detto Giovanni F. Bignami, presidente dell’Inaf: “È una perdita grave per l’astronomia italiana e per l’Accademia dei lincei. La nostra comunità dovrà pensare come portare avanti la sua gloriosa tradizione”.