|
Astro news a cura di Piero Bianucci - 28/08/2010 9.54.00
|
|
Una copia (quasi) perfetta del Sistema Solare
Una copia (quasi) perfetta del Sistema Solare
Una copia quasi perfetta del Sistema Solare, con la sola differenza che i pianeti sono sette e non otto. Lo ha scoperto un gruppo di ricercatori dell’Osservatorio australe europeo (Eso) utilizzando lo strumento Harps (nella foto) applicato al supertelescopio VLT. E’ un primato. Finora il sistema planetario extrasolare più affollato poteva vantare cinque pianeti, mentre il satellite “Kepler” della Nasa recentemente è riuscito a trovarne in un colpo solo uno con tre pianeti, due dei quali hanno una massa simile a quella di Saturno e il terzo è forse poco più massiccio della Terra (l’annuncio è comparso su “Science”, il team è guidato da Matthew Holman dell’Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics) . Con il susseguirsi di questi annunci sta diventando difficile tenere il conto degli esopianeti conosciuti: ormai il loro numero è superiore a settecento. Lo strumento Harps cerca i pianeti extrasolari con il metodo delle velocità radiali, cioè rilevando le lievi accelerazioni impresse alla stella dai pianeti che le orbitano intorno (Harps è l’acronimo di High Accuracy Radial velocity Planet Searcher).
|
|
|
|
Astro news a cura di Piero Bianucci - 24/08/2010 18.12.00
|
|
Scoperto come gli ammassi di galassie emettono onde radio
Di solito gli ammassi di galassie (foto) sono anche sorgenti di onde radio. L’emissione di questi segnali avviene quando gli ammassi si formano per il confluire di molte galassie richiamate dalla reciproca attrazione gravitazionale o quando due o più ammassi si scontrano fondendosi in un superammasso. La spiegazione di questi “gridi” di onde radio compare sul prossimo numero di “Astrophysical Journal Letters”. E’ il risultato di uno studio condotto da ricercatori dell’Istituto nazionale di astrofisica (Inaf) e dell’Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics di Cambridge (Usa). Gli ammassi di galassie contengono migliaia di galassie e si formano attraverso scontri e aggregazioni (merger) tra ammassi più piccoli. Una delle ipotesi più suggestive avanzate negli ultimi anni era che le emissioni radio (“aloni radio”) fossero una “eco” della formazione degli ammassi stessi. L’ipotesi è ora confermata grazie ai dati raccolti con il satellite “Chandra” progettato per l’osservazione del cielo in raggi X. Le osservazioni hanno permesso di tracciare la mappa dei gas caldi contenuti negli ammassi, da quali giunge anche l’emissione radio. “Questo studio – dice Rossella Cassano dell’Inaf – apre nuove prospettive in quanto dimostra che le emissioni in banda radio sono dei traccianti del processo di formazione degli ammassi di galassie e permettono di ottenere informazione complementari a quelle che si ottengono da studi in altre bande dello spettro elettromagnetico”.
|
|
|
|
Astro news a cura di Piero Bianucci - 23/08/2010 12.51.00
|
|
La Luna si è ristretta di 100 metri nell'ultimo miliardo di anni
Nell’ultimo miliardo di anni la Luna si è rimpicciolita di circa 100 metri in seguito al processo di raffreddamento dei suoi strati più profondi. Ne dà notizia un articolo comparso sull’ultimo numero della rivista americana “Science” nel quale un gruppo di ricercatori guidato da Thomas Watters (Smithsonian Institution) ha preso in esame le straordinarie immagini in alta definizione riprese dalla navicella della Nasa “Lunar Reconnaissance Orbiter” (LRO, nel disegno), la stessa che ha già fotografato tutti i siti dove sono scesi gli astronauti delle missioni Apollo. Le immagini inviate da LRO mostrano 14 deformazioni della superficie lunare che appaiono come corrugamenti, chiaro segno di un raggrinzimento dovuto a una lenta contrazione del satellite. La distribuzione dei corrugamenti su grandi estensioni della superficie lunare prova che si è trattato di un processo globale, forse ancora in corso; una sorta di embrionale “tettonica a zolle” analoga a quella che modifica la crosta terrestre ma di gran lunga più debole e limitata.
|
|
|
|
Astro news a cura di Piero Bianucci - 18/08/2010 18.50.00
|
|
Magnetar da 40 masse solari:teoria da rivedere?
Per la prima volta ricercatori dell’Osservatorio australe europeo (Eso) usando il telescopio Vlt (Very Large Telescope) hanno dimostrato che un magnetar, cioè una pulsar dotata di intenso campo magnetico, si è formata in seguito al collasso di una stella con una massa pari a 40 volte quella del Sole. Come sappiamo dai celebri lavori di Chandraskhar (Nobel per la fisica 1983), in teoria basta una massa di 1,4 Soli perché il collasso non si fermi con la formazione di una stella nana bianca; con 2,6 masse solari si può generare una pulsar e oltre 3,2 masse solari il collasso può proseguire fino a produrre un buco nero. In pratica però le condizioni sono diverse: bisogna fare i conti con stelle in rotazione più o meno rapida, con o senza campo magnetico, e collassi più o meno asimmetrici. Il risultato ottenuto dagli astronomi dell’Eso rappresenta una nuova sfida per l’astrofisica: se questa stella così massiccia si è trasformata in un magnetar (disegno), quanto deve essere massiccia una stella perché collassi effettivamente in un buco nero? E non sarà necessario rivedere radicalmente la teoria dei collassi stellari, a sua volta fondata sulla meccanica quantistica? L’annuncio del magnetar nato da una stella supermassiccia è del 18 agosto e compare sulla rivista “Astronomy and Astrophysics”. Il magnetar in questione si trova nell’ammasso stellare Westerlund- 1 a 16 mila anni luce da noi nella costellazione australe dell’Ara. La sua formazione risale a 3-5 milioni di anni fa.
Altre informazioni:
http://www.eso.org/public/news/eso1034/
|
|
|
|
Astro news a cura di Piero Bianucci - 18/08/2010 16.54.00
|
|
"Messenger" a caccia di "vulcanoidi"aldilà di Mercurio
Il 17 agosto la navicella “Messenger” della Nasa per lo studio di Mercurio è transitata a 0,308 unità astronomiche dal Sole, cioè a circa 45 milioni di chilometri dalla nostra stella, ben all’interno dell’orbita di Mercurio. E’ stata una buona occasione per eventualmente scoprire l’esistenza di “vulcanoidi”, cioè di pianetini interni all’orbita di Mercurio, chiamati così in quanto nel 1846 un dilettante di astronomia, il medico Edmond Modeste Lescarbault (1814-1894) annunciò di aver osservato transitare sul Sole un pianeta con orbita intramercuriale che fu chiamato Vulcano. Oggi il diametro limite per oggetti intramercuriali osservabili dalla Terra è di 60 chilometri. La speranza è che “Messenger” riesca a “vedere” oggetti più piccoli, nel caso fortunato che si trovi a transitarvi vicino. A Vulcano credette anche Urbain Le Verrier (nel ritratto qui accanto), che aveva appena scoperto Nettuno sulla base delle perturbazioni subite da Urano e sperava di spiegare l’anomalo avanzamento del perielio di Mercurio con la presenza di uno o più pianeti sconosciuti interni alla sua orbita. Nonostante l’evidente inattendibilità della presunta scoperta, Le Verrier fece decorare Lescarbault con la Legion d’Onore, calcolò in 33 giorni il periodo orbitale di Vulcano e annunciò le date dei futuri transiti davanti al Sole, transiti che, manco a dirlo, non si verificarono. L’ultimo che calcolò era previsto per il 1881. La morte, sopravvenuta il 23 settembre 1877, gli risparmiò quest’ultima delusione.
|
|
|