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Astro news a cura di Piero Bianucci - 05/03/2010 11.12.00
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Phobos sorvolato a 67 km: satellite di seconda generazione?
La navicella europea “Mars Express” ha sorvolato Phobos (foto) passando a 67 chilometri dalla sua superficie, nuovo record di avvicinamento a questo misterioso satellite di Marte, sospettato, in passato, persino di essere un oggetto artificiale, messo in orbita da una civiltà marziana molto evoluta. Il flyby è avvenuto alle 21,55 (ora dell’Europa centrale) di mercoledì 3 marzo. E’ il quinto, e il più stretto, di una serie di 12 flyby che si concluderà il 26 marzo. I risultati preliminari sono in accordo con l’ipotesi che la struttura interna di Phobos sia piuttosto incoerente, un po’ simile a una spugna. La densità del maggiore dei due piccoli satelliti di Marte è soltanto 1,8 quella dell’acqua: così bassa da far pensare che esso si sia aggregato a partire da un insieme di massi dispersi nello spazio da qualche antico impatto tra pianetini o di un pianetino schiantatosi su Marte. Si tratterebbe dunque di un satellite di seconda generazione, che non risale alla formazione del Sistema Solare. Anche la forma irregolare (27 x 21 x 18 km) e l’orbita di Phobos sono a favore questa idea: il satellite si muove ad appena 6000 km dalla superficie di Marte (quindi è così veloce che sorge a Ovest e tramonta a Est due volte in un giorno marziano) e l’orbita si abbassa di 1,8 metri al secolo, il che fa prevedere che si abbatterà su Marte tra 50 milioni di anni.
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Astro news a cura di Piero Bianucci - 02/03/2010 17.49.00
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Scoperti i geoneutrini con un esperimento italiano al Gran Sasso
Un esperimento italiano in corso nel Laboratorio sotterraneo del Gran Sasso ha catturato per la prima volta i neutrini emessi nel nucleo della Terra. Il gruppo di ricerca, guidato da Gianpaolo Bellini dell’Infn di Milano, ha battuto sul tempo i colleghi giapponesi del laboratorio di Kamioka, aiutato dal fatto che il Gran Sasso dista 500 km dalla centrale nucleare più vicina, e quindi è poco disturbato da neutrini di origine artificiale.
I “geoneutrini” sono in realtà anti-neutrini, e a permetterne l’osservazione è stato l’esperimento internazionale “Borexino” (foto), che coinvolge 100 ricercatori europei e americani. Generati dal decadimento degli elementi radioattivi contenuti nel nostro pianeta, e in particolare dall’uranio, dal torio e dal potassio-40, i geoneutrini aprono una nuova finestra sulle profondità del nostro pianeta, altrimenti sondabili soltanto tramite la propagazione delle onde sismiche. La potenza termica complessiva di cui dispone la Terra grazie ai suoi elementi radioattivi è stimata da 31 a 44 mila gigawatt (1 gigawatt è la potenza tipica di una grande centrale nucleare). Questa enorme energia mantiene il nucleo allo stato fuso e alimenta i moti convettivi del mantello terrestre, all’origine dell’attività geologica (vulcani, terremoti, formazione delle montagne). La “luce di neutrini”, oltre a permettere lo studio del Sole e delle supernove, da oggi diventa anche uno strumento al servizio della geofisica e quindi, indirettamente, della planetologia.
L'articolo originale è su: www.arXiv.org
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Astro news a cura di Piero Bianucci - 01/03/2010 12.38.00
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Phobos mai visto così da vicino: accade il 3 marzo
Phobos, il maggiore dei due satelliti di Marte, mai visto così da vicino: è l’impresa che realizzerà il 3 marzo la navicella europea “Mars Express”. Il sorvolo avverrà ad appena 50 chilometri dalla superficie della piccola luna marziana e servirà a studiarne la struttura interna e forse a risolvere l’enigma della sua origine. L’idea prevalente è che Phobos (foto) sia un asteroide catturato dall’attrazione di Marte ma potrebbe anche aver avuto origine da materiale eiettato dal pianeta rosso dopo un forte impatto, o essere un planetesimo superstite che risale alla formazione del Sistema Solare, o derivare da un satellite primordiale che si è poi frammentato. La densità molto bassa di Phobos fa pensare che sia fatto di materiale poroso: il flyby permetterà di analizzare la sua struttura interna approfittando della rotazione del satellite durante il passaggio della navicella europea. “Mars Express” ha iniziato il 16 febbraio una serie di flyby di Phobos che si concluderà il 26 marzo, a distanze comprese tra 1304 e 50 chilometri. Il 7 marzo ci sarà un passaggio a 107 km, il più ravvicinato dopo quello di mercoledì 3. Tutti i sette strumenti della sonda saranno utilizzati per strappare a Phobos il maggior numero di informazioni possibile.
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Astro news a cura di Piero Bianucci - 01/03/2010 10.22.00
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Un pianetino in onore di Rita Levi Montalcini
Il pianetino 9594 è stato battezzato "Montalcini" in onore della neuroscienziata italiana, premio Nobel per la Medicina (foto). La proposta alla International Astronomical Union è stata avanzata da uno degli scopritori dell'asteroide, Giovanni De Sanctis, e Mario Di Martino (entrambi dell'Osservatorio di Torino). La scoperta di questo pianetino risale al 4 marzo 1981. “Montalcini” è un corpo roccioso dal diametro di una decina di chilometri che orbita a 450 milioni di chilometri dal Sole, nella fascia principale, la più popolata. Lo scovarono Giovanni De Sanctis e l’astronomo belga Henri Debehogne il 4 marzo 1981 con un telescopio da 60 cm all'Osservatorio Australe Europeo sulle Ande del Cile.
Di Rita Levi Montalcini la Circolare della International Astronomical Union traccia una biografia essenziale: “Nel 1952 scoprì il Nerve Growth Factor, proteina che controlla la proliferazione delle cellule nervose. Vincitrice nel 1986 del Nobel per la Medicina, promuove tuttora progetti a favore dell’emancipazione delle donne nei paesi in via di sviluppo”. La notizia è giunta alla Montalcini all'indomani di un intervento per la frattura del femore, felicemente superato nonostante l'età di quasi 101 anni (li compirà il 22 aprile). Quando De Sanctis e Debehogne stanarono l'asteroide ora chiamato “Montalcini”, la ricerca si svolgeva ancora scattando fotografie a lunga posa guidando per ore il telescopio. Oggi si lavora con strumenti automatici che spazzano il cielo in modo regolare. De Sanctis ha contribuito alla scoperta di una quarantina di asteroidi. Molti sono ancora in attesa di un nome. Debehogne, scomparso nel 2007, era astronomo all’Observatoire Royal de Belgique. Ha scoperto più di 700 asteroidi: un record, prima che si diffondessero i telescopi automatici a sensori elettronici.
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Astro news a cura di Piero Bianucci - 01/03/2010 10.20.00
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Morto il “padre” del radiotelescopio più grande del mondo
E’ morto a 92 anni William E. Gordon, “padre” del maggior radiotelescopio del mondo, quello da 305 metri di diametro in funzione ad Arecibo, Puerto Rico. Nato nel 1918, Gordon (foto) era professore di ingegneria elettrotecnica alla Cornell University quando nel 1958 incominciò a progettare il gigante dei radiotelescopi al suolo, inaugurato nel 1963. Geniale fu la sua intuizione di adagiare la gigantesca parabola in una valle tra le colline a nord-ovest di Arecibo. I primi studi furono rivolti a comprendere meglio la propagazione radio nella ionosfera terrestre. Più volte migliorato e aggiornato, in mezzo secolo il radiotelescopio di Arecibo, diretto da Gordon fino al 1965, ci ha regalato molte scoperte. Nel 1963 è servito a determinare la rotazione di Mercurio. Poi ha individuato la prima pulsar in un sistema binario (che consentì una verifica della relatività generale premiata con il Nobel a Hulse e Taylor nel 1993). Con questo radiotelescopio si è disegnata la prima mappa geologica di Venere, si è sondata la struttura di remote galassie e si sono scoperti e “fotografati” asteroidi che minacciano la Terra (come Toutatis). Autore di un saggio sulla diffusione delle onde radio nella troposfera e docente in varie università americane, Gordon sarà ricordato anche per la sua “filosofia”. Diceva: “Se devi sognare, sogna in grande. Tante persone ricche di talento ti sosterranno”.
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