Nuovo Orione Num.213
Il Minimo di MAUNDER
Albino Carbognani
SUL LUNGO PERIODO, IL CICLO DELL’ATTIVITÀ SOLARE NON HA UN’INTENSITÀ COSTANTE, E ANCHE LA SUA DURATA HA SUBITO NOTEVOLI VARIAZIONI NEL TEMPO

La prolungata fase di minimo dell’attività solare ancora in atto ha destato numerose preoccupazioni, ma la storia insegna che il Sole ha già manifestato comportamenti anomali anche più notevoli di quelli osservati nell’epoca attuale. Ne abbiamo già accennato nell’articolo “Cosa c’è che non va sul Sole?” di Robert Zimmerman, pubblicato nel numero di ottobre; vediamo ora in modo più approfondito come fu scoperta la più famosa anomalia del ciclo solare e che cosa ci può insegnare per l’epoca attuale. Le macchie solari Se viene osservato in modo superficiale, il Sole sembra sempre uguale, al punto che si potrebbe pensare di prenderlo come esempio di stella rigorosamente costante. In realtà, le complesse interazioni fra campi magnetici e correnti di plasma che si verificano nell’atmosfera del Sole producono fenomeni fisici variabili nel tempo che interessano la fotosfera, la cromosfera e la corona (vedi il box “Come si manifesta l’attività solare”). Le macchie solari, scoperte da Galileo nell’autunno del 1610, sono l’unica manifestazione dell’attività solare che, a volte, può essere osservata a occhio nudo (con adeguata protezione!). All’ispezione visuale, le macchie si presentano come regioni più scure della fotosfera. In una macchia si distinguono almeno due regioni principali: una zona centrale più scura, detta “ombra”, e una circostante più chiara, detta penombra”.