Alle origini dell'astronomia moderna: il SIDEREUS NUNCIUS
Il Sidereus Nuncius di Galileo Galilei, insieme al De Revolutionibus di Copernico e alla Astronomia Nova di Keplero, è considerato una delle opere fondamentali della Rivoluzione astronomica che si realizzò tra Cinquecento e Seicento, ma è anche un’opera poco nota nei suoi contenuti storici e scientifici. Crediamo sia utile raccontare l’affascinante vicenda umana e intellettuale legata alla sua composizione, dalla quale scaturì la prima visione moderna del cielo visto attraverso il telescopio. Galileo e il cannocchiale La tumultuosa genesi di questo piccolo libretto di poche decine di pagine, scritto in latino, considerato il primo vero resoconto scientifico redatto secondo il moderno stile della comunicazione scientifica, prende l’avvio a partire dal novembre 1608, quando in tutta l’Europa iniziò a circolare la notizia dell’esistenza di un sorprendente “occhiale olandese, col quale gli oggetti lontani apparivano come se fusser vicini”. La voce, dapprima scarsamente considerata - era ritenuta una semplice curiosità di “magia naturale” - finalmente giunse nella Repubblica veneta. Galileo, che insegnava all’Università di Padova, ne fu informato con un certo ritardo, probabilmente nel corso del mese di giugno 1609. Il suo interesse fu immediatamente stimolato, perché l’impiego del nuovo strumento sembrava prospettare degli insperati benefici economici, forse capaci di risollevare le sue alquanto malandate finanze (stava ancora pagando la dote per una sorella, manteneva altri cinque fratelli, oltre alla madre e i tre figli nati fuori dal matrimonio).